Canti
 
 
Tratti dai CD:
 
 
 
 
Elvira
 
 
 
 
 
Il Coro Bajolese al Parlamento Europeo, Bruxelles 7 giugno 2008

Coro Bajolese, ovvero coro di Bajo Dora un piccolo paese del Canavese in provincia di Torino. Tutto ciò che il coro canta l’ha imparato dalla propria Gente.
Tutto ciò che il coro ha cercato di fare l’ha fatto per far prendere coscienza alla Gente stessa della propria identità culturale.

Viene fondato nel 1966 a Ottobre e nel "manifesto di fondazione" nella prosa forse un pò ingenua del tempo si legge:

“… la corale Bajolese, sfruttando la favorevole predisposizione musicale di alcuni suoi componenti, nasce con il preciso scopo di avviare al bel canto le giovani leve e di accogliere e riunire attorno a sé tutti coloro che credendo nella funzione sociale dell’arte simpatizzano per essa sotto qualsiasi forma si manifesti … Per mantenere viva e operante l’organizzazione occorre entrare nel cuore dei Bajolesi, sforzarsi di far comprendere loro che la corale appartiene a Bajo Dora …”

Ben presto matura la consapevolezza che solo se, attraverso i canti, ci avvicineremo alla realtà della nostra Gente potremo entrare nel cuore della Gente stessa e potremo aiutarla nell’opera di ritrovamento e riappropriazione della propria Cultura.
Da quel momento inizia la ricerca e la raccolta della tradizione orale della Gente tra cui viviamo.

“Incominciammo, registratore alla mano, la ricerca dapprima presso parenti ed amici, e in poco tempo avvicinammo altra gente, indagammo e continuammo a indagare sulla vita che si conduceva in Canavese prima della cosiddetta rivoluzione industriale… avevamo imboccato una strada nuova, senza nessuna esperienza specifica, senza modelli da seguire, cedendo al sentimento ed all’istinto più che alla ragione.”

E pensare che in molti ci avevano sconsigliato una simile operazione, dicendoci che non valeva la pena, che non avremmo più trovato niente e che la Gente che vive in Canavese non aveva mai espresso nei canti un apprezzabile valore culturale.
Eppure consultando l’opera di Costantino Nigra ci pareva impossibile che, a meno di un secolo dalla seconda definitiva edizione, non fosse più realizzabile il desiderio di collegare ai testi riportati traccia delle mancanti melodie.

Il materiale trovato ben presto ci consentì di varare il programma desiderato; potevamo dunque ritornare a cantare, coi canti nuovi, alla vecchia maniera.
Ma nel breve tempo trascorso a contatto con una realtà canora avevamo intravisto in quei canti qualcosa di più di un semplice fatto sonoro: erano manifestazioni di vita, di Cultura e di Civiltà del mondo della nostra Gente.

“Questi primi risultati fecero maturare in noi una nuova concezione dello stare insieme per cantare.
Infatti, osservare quelle persone anziane mentre cantavano senza sforzo, magari per ore, seguendo spontaneamente la propria momentanea ispirazione, vederli riuniti intorno ad un tavolo in serena amicizia gustare intensamente quei momenti di vita associativa, è stato per noi la più lieta e stupefacente scoperta, anzi una lezione.
Più volte ci siamo detti: se riusciamo a portare nel Coro quello spirito di serena amicizia possiamo essere fiduciosi sulla possibilità di perpetuare ancora questa tradizione canora”.

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